Il miraggio dell’interesse pubblico: quando la rendita privata cancella il suolo agricolo


In Veneto, una delle regioni più cementificate d’Italia, il consumo di suolo continua a essere trattato come una risorsa inesauribile da barattare anziché come un bene comune non rinnovabile da tutelare. L’ultimo capitolo di questa deriva si è consumato nell’aula del Consiglio Comunale di Adria con l'approvazione della Variante parziale n. 2B al Piano degli Interventi (Delibera di C.C. n. 56 del 15 luglio 2026). Il bilancio dell'operazione? Altri 3.560 metri quadrati di terreno agricolo cancellati lungo per fare spazio a un nuovo fabbricato commerciale, direzionale e artigianale. Il tutto celebrato dall'amministrazione come il segno di una «città viva». Ma viva per chi?


parte del parere VAS espresso in Regione 




l'area oggetto di intervento, prossima alla rotonda SR 495


La legge tradita: l’interesse pubblico non è una voce di bilancio


La Legge Regionale del Veneto n. 11/2004 (all’art. 6, comma 1) parla chiaro: gli accordi di pianificazione tra Comuni e soggetti privati sono legittimi solo se guidati da un «rilevante interesse pubblico». Non un interesse secondario, né una giustificazione contabile, ma un beneficio tangibile, strategico e prioritario per l’intera collettività.
Negli atti approvati a notte fonda ad Adria, l’interesse pubblico è stato ridotto a un mero conteggio algebrico: un contributo straordinario di 36.846 euro (il 50% del maggior valore stimato per la trasformazione urbanistica); 1.000 metri quadri di parcheggi e 650 metri quadri di verde d'arredo a servizio del nuovo insediamento.

La giurisprudenza amministrativa del TAR Veneto e del Consiglio di Stato ha ripetutamente ribadito un principio fondamentale: la pianificazione urbanistica non è una vendita all'asta dei diritti edificatori. Incamerare poche decine di migliaia di euro nelle casse comunali e pretendere le dotazioni minime di parcheggi prescritte per legge non soddisfa il requisito del rilevante interesse pubblico. Al contrario, configura un'urbanistica "a sportello", confezionata su misura delle legittime aspettative del singolo privato, ma a danno del patrimonio collettivo.

Nuove colate di asfalto e cemento mentre il territorio si svuota


La contraddizione diventa ancora più evidente se si guarda alla realtà fisica del luogo:
  • parcheggi ridondanti - a pochi metri dall'area sorge già un polo commerciale dotato di ampie superfici di sosta costantemente sottoutilizzate.
  • immobili sfitti e desertificazione commerciale - alle spalle del terreno agricolo interessato e nel vicino tessuto urbano insistono capannoni e locali commerciali sfitti da anni.
La Legge Regionale n. 14/2017 sul contenimento del consumo di suolo pone come principio cardine il primato del riuso e della rigenerazione urbana: prima di toccare un solo metro quadrato di suolo vergine, l’amministrazione ha il dovere di censire e favorire il riutilizzo del patrimonio edilizio dismesso o degradato. Autorizzare nuovo asfalto a bordo strada mentre le vetrine storiche e i complessi esistenti chiudono significa alimentare un modello insediativo insostenibile, che frammenta il paesaggio e penalizza il centro urbano.
Tra l'altro l'area adiacente è stata oggetto di un altro progetto di Rigenerazione Urbana - Riqualificazione di aree verdi nel territorio comunale, con particolare riguardo alle attività motorie per le fasce deboli e all'ammodernamento degli spazi per le aree gioco e gli impianti sportivi, progetto da 1.000.000 di euro, finanziato sempre dal PNRR, che ha visto la sistemazione della rotonda e delle relative pertinenze. L'area della rotonda era stata dedicata alle "Giovani sentinelle della legalità" promosso dalla Fondazione Antonino Caponnetto (anno 2023). Dalla relazione al progetto: "Lo spazio della rotatoria diventa quindi un ingresso riconoscibile della città, oltre che uno spazio di lotta al cambiamento climatico che prevede e richiede la partecipazione attiva dei ragazzi e dei cittadini nella cura e nella gestione di questo comune e rinnovato spazio urbano" In questo caso, almeno, l'asfalto sotto gli alberi è stato tolto. Non però quello tra un albero ed un altro...


Area identificata con il codice 146 del progetto di Rigenerazione Urbana - Riqualificazione di aree verdi nel territorio comunale, con particolare riguardo alle attività motorie per le fasce deboli e all'ammodernamento degli spazi per le aree gioco e gli impianti sportivi


I servizi ecosistemici non si compensano con un piazzale drenante


Un prato di oltre tremila metri quadri non è uno "spazio vuoto in attesa di destinazione": è un suolo vivo che garantisce assorbimento idrico, ricarica delle falde, mitigazione delle isole di calore e continuità ecologica. Imporre nel progetto pavimentazioni drenanti o vasche di laminazione è il minimo sindacale previsto dalle norme idrauliche, ma non restituisce alla comunità la fertilità, la biodiversità e la funzione ecosistemica di un terreno agricolo perduto per sempre.

Un cambio di rotta necessario


La transizione ecologica non si fa a parole nei convegni per poi approvare varianti puntuali a favore di singole iniziative private nelle aule consiliari.

Come Legambiente ribadiamo:
  • basta con l'urbanistica contrattata senza visione: Il Piano degli Interventi deve rispondere a un disegno organico di città, non alla somma delle richieste pervenute da singoli proponenti.
  • stop al consumo di suolo agricolo: I limiti massimi fissati dal PAT non sono "quote da spendere a tutti i costi", ma tetti massimi da preservare intatti il più possibile.
  • priorità assoluta a riuso e recupero: Nessuna nuova concessione commerciale deve essere rilasciata fino a quando sul territorio comunale esisteranno volumi e superfici dismesse idonee al riuso.
Adria ha bisogno di progetti che valorizzino il patrimonio esistente, proteggano il territorio fragile del Delta e offrano servizi reali ai residenti. Trasformare campi in capannoni per incassare oneri straordinari appartiene a una logica del passato che non possiamo più permetterci.

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