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Ultimi post dal nostro blog

Il Grande Fiume non è un canale di scolo: la fobia degli isolotti e l'illusione del dragaggio

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L’allarme ciclico sollevato da certa stampa locale e sedicenti "paladini del territorio" a proposito dell’isolotto comparso sotto il ponte tra Adria e Corbola ripropone una narrazione ormai logora : quella che scambia la naturale dinamica di un fiume vivo per «incuria» e individua nel dragaggio e nell’eradicazione della vegetazione la panacea contro il rischio alluvionale .  Basta tuttavia allargare lo sguardo a una vista satellitare dell'asta fluviale per smontare la narrazione . L’isolotto cerchiato in rosso sotto il ponte non è un’anomalia mostruosa: lungo lo stesso tratto di Po, tra meandri e rettifili, sorgono decine di formazioni analoghe, barre di sedimenti consolidate e colonizzate dalla vegetazione ripariale (le stesse evidenziate in verde sulla mappa) . Perché quelle non fanno notizia e quella sotto il ponte sì? Semplicemente perché quella sotto il ponte è visibile dal finestrino dell’auto anche all'automobilista o passeggero più distratto , trasformandosi n...

Dopo il rogo di Taglio di Po, parliamo davvero dell’aria che respiriamo

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La colonna di fumo nero che si è levata dal recente incendio di un capannone a Taglio di Po ha riacceso, in poche ore, una paura immediata e tangibile: il timore della dispersione di fibre di amianto provenienti dalla copertura andata in fiamme. È una preoccupazione sacrosanta. Quando una minaccia assume la forma di fumo denso, di sirene spiegate e del rischio letale delle polveri di eternit sbriciolate dal calore, la cittadinanza si allarma, chiede monitoraggi urgenti e pretende risposte dalle autorità. LA cappa di fumo era ben visibile da Taglio di Po a Polesella. Eppure, passata l’emergenza e diradato il fumo, si consuma il solito paradosso: torniamo a respirare un veleno cronico senza fare una piega. Il diossido d'azoto ripreso dal satellite Sentinel 4 La camera a gas della Pianura Padana Il Polesine e l’intero bacino padano non attendono un singolo incendio per soffocare: la combinazione orografica che ci racchiude tra Alpi e Appennini, unita a inversioni termiche e a un caric...

Puliamo il Mondo fa tappa nel Delta del Po: il 18 settembre insieme a Scanno Cavallari

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Puliamo il Mondo fa tappa nel Delta del Po: il 24 e 25 settembre insieme a Scanno Cavallari Un sacchetto, un paio di guanti e la voglia di restituire bellezza a un angolo di territorio: a volte basta un gesto semplice per innescare una rivoluzione culturale. Anche quest'anno torna Puliamo il Mondo , la più grande campagna di volontariato ambientale della penisola, promossa da Legambiente. Un'onda verde nata dall'altra parte del mondo Puliamo il Mondo è l'edizione italiana di Clean Up the World , un'iniziativa nata a Sydney nel 1989 su intuizione del velista Ian Kiernan, indignato dall'accumulo di rifiuti nel porto della sua città. In Italia la campagna è approdata nel 1993 grazie a Legambiente. Da oltre trent'anni, ogni autunno, centinaia di migliaia di cittadini, studenti, associazioni e amministrazioni locali scendono in campo lungo gli argini, nei parchi urbani e sulle spiagge per liberare il territorio dai rifiuti abbandonati. Più di una raccolta: una l...

Crisi climatica: perché il nucleare non è la risposta e come le rinnovabili possono accendere il futuro

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Crisi climatica: perché il nucleare non è la risposta e come le rinnovabili possono accendere il futuro Siamo a un bivio storico per il destino del nostro Pianeta. Gli impegni internazionali assunti nell'ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici - UNFCCC impongono di dimezzare le emissioni globali di gas serra entro il 2030 e azzerarle entro metà secolo. In questo contesto di emergenza assoluta, torna ciclicamente alla ribalta il dibattito sull'atomo, presentato da alcuni come una scorciatoia contro il riscaldamento globale. Ma i dati e la ricerca scientifica parlano chiaro: il nucleare non è la soluzione alla crisi climatica. Non è una bocciatura ideologica, bensì una constatazione squisitamente tecnica ed economica. La trappola del tempo e dei costi Il primo, insormontabile ostacolo del nucleare è il fattore temporale. La crisi climatica morde adesso, e ogni anno di ritardo aggrava i danni agli ecosistemi. Progettare, autorizzare e costruir...

Fotovoltaico a Ca' Bianca: quando la transizione ecologica fa bene al territorio e smentisce i falsi miti

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Con la recente conclusione dell’iter autorizzativo regionale del progetto "Ca' Bianca" a est di Adria (24,9 MWp di potenza nominale autorizzata) , torna al centro del dibattito locale il tema dei grandi impianti solari a terra. Come associazione ambientalista, ribadiamo da sempre una linea chiara: la transizione ecologica e la fuoriuscita dai combustibili fossili non sono negoziabili , ma vanno perseguite con rigore progettuale, rispetto degli strumenti urbanistici e ricadute dirette e tangibili per le comunità locali. Troppo spesso la discussione pubblica sul fotovoltaico scivola in slogan precotti: "consuma suolo fertile" , "rovina il paesaggio" , "inquina l'acqua" o "è solo speculazione senza ritorni per il territorio" . L'analisi puntuale degli elaborati tecnici e della convenzione urbanistica legata a Ca' Bianca dimostra invece come un impianto ben congegnato possa essere un modello di sostenibilità a 360 gradi. I...