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Ultimi post dal nostro blog

Nucleare a Porto Tolle: un'illusione miliardaria sulla pelle del Delta

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Dopo decenni di termoelettrico, una pesante causa legale contro Enel per grave inquinamento ambientale, la battaglia contro la riconversione a carbone e le promesse di riqualificazione turistica mai davvero mantenute, all'orizzonte di Porto Tolle spunta il nucleare. Negli ultimi mesi si fanno sempre più insistenti le proposte di insediare nel territorio i cosiddetti SMR (Small Modular Reactors), presentati come la panacea dei mali energetici del Paese. Prima di ogni altra valutazione, ci sono quattro elefanti nella stanza che chi siede ai tavoli decisionali fa finta di non vedere: i costi reali, le promesse fatte alle categorie produttive, la fragilità fisica del territorio e le ambiguità di chi dovrebbe tutelarlo. S Dalla pagina Facebook dedicata alla proposta Un'illusione economica pagata con soldi pubblici Una centrale nucleare può reggersi autonomamente sul mercato? La risposta è no. Servono capitali enormi, tempi di ritorno lunghissimi e garanzie finanziarie massicce: ness...

Tra miraggio e realtà: cosa c'è dietro il «lago sotterraneo» tra Chioggia e Cavarzere

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  Nei scorsi giorni la cronaca locale e nazionale ha rilanciato con enfasi una notizia apparentemente straordinaria: la scoperta di un immenso «lago sotterraneo» di acqua dolce, esteso decine di migliaia di ettari tra Chioggia e Cavarzere, paragonato per dimensioni al Lago di Garda. In un territorio come il basso Veneto, stretto da anni nella morsa della siccità estiva e della risalita record del cuneo salino, l’annuncio è suonato quasi come un miracolo geologico. Tuttavia, quando si parla di equilibri idrogeologici nel delta padano-veneto, gli slogan sensazionalistici rischiano di oscurare la complessità tecnica e i pericoli ambientali. Per capire la portata reale della questione, occorre smontare la retorica del "tesoro nascosto" ed esaminare da vicino cosa dice la scienza, cosa insegna la storia mineraria locale e quali rischi si correrebbero con un approccio estrattivo miope. Nessuna caverna: cos’è davvero il corpo idrico a 30 metri La prima precisazione geologica è...

Dalla crisi del letame alla crisi climatica: perché la storia ci dice che correre verso le rinnovabili è l’unica scelta logica

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Le transizioni energetiche e tecnologiche avvengono sempre quando il vecchio modello diventa troppo costoso o insostenibile. Ieri l'ostacolo era lo sterco di cavallo nelle nostre città, oggi sono le emissioni di gas serra. Ma stavolta c'è una differenza: non possiamo permetterci di aspettare che il mercato faccia tutto da solo. Ci sono momenti della storia in cui il futuro sembra bloccato in un vicolo cieco. Immaginate di trovarvi a New York nel 1898 . All’alba, l'aria è satura di un odore pungente di stalla. Nelle strade della città si accumulano ogni giorno 114 tonnellate di letame e milioni di litri di urina prodotti da circa 100mila cavalli, l'unico motore dell'economia dell'epoca. La situazione a Londra non è migliore. La pioggia trasforma le strade in paludi infette, i topi proliferano, la crisi sanitaria sembra irreversibile. Nel 1898 si tiene la prima conferenza internazionale di urbanistica proprio per trovare una soluzione a quella che l'economist...

Il Grande Fiume non è un canale di scolo: la fobia degli isolotti e l'illusione del dragaggio

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L’allarme ciclico sollevato da certa stampa locale e sedicenti "paladini del territorio" a proposito dell’isolotto comparso sotto il ponte tra Adria e Corbola ripropone una narrazione ormai logora : quella che scambia la naturale dinamica di un fiume vivo per «incuria» e individua nel dragaggio e nell’eradicazione della vegetazione la panacea contro il rischio alluvionale .  Basta tuttavia allargare lo sguardo a una vista satellitare dell'asta fluviale per smontare la narrazione . L’isolotto cerchiato in rosso sotto il ponte non è un’anomalia mostruosa: lungo lo stesso tratto di Po, tra meandri e rettifili, sorgono decine di formazioni analoghe, barre di sedimenti consolidate e colonizzate dalla vegetazione ripariale (le stesse evidenziate in verde sulla mappa) . Perché quelle non fanno notizia e quella sotto il ponte sì? Semplicemente perché quella sotto il ponte è visibile dal finestrino dell’auto anche all'automobilista o passeggero più distratto , trasformandosi n...

Dopo il rogo di Taglio di Po, parliamo davvero dell’aria che respiriamo

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La colonna di fumo nero che si è levata dal recente incendio di un capannone a Taglio di Po ha riacceso, in poche ore, una paura immediata e tangibile: il timore della dispersione di fibre di amianto provenienti dalla copertura andata in fiamme. È una preoccupazione sacrosanta. Quando una minaccia assume la forma di fumo denso, di sirene spiegate e del rischio letale delle polveri di eternit sbriciolate dal calore, la cittadinanza si allarma, chiede monitoraggi urgenti e pretende risposte dalle autorità. LA cappa di fumo era ben visibile da Taglio di Po a Polesella. Eppure, passata l’emergenza e diradato il fumo, si consuma il solito paradosso: torniamo a respirare un veleno cronico senza fare una piega. Il diossido d'azoto ripreso dal satellite Sentinel 4 La camera a gas della Pianura Padana Il Polesine e l’intero bacino padano non attendono un singolo incendio per soffocare: la combinazione orografica che ci racchiude tra Alpi e Appennini, unita a inversioni termiche e a un caric...