Dalla crisi del letame alla crisi climatica: perché la storia ci dice che correre verso le rinnovabili è l’unica scelta logica
Le transizioni energetiche e tecnologiche avvengono sempre quando il vecchio modello diventa troppo costoso o insostenibile. Ieri l'ostacolo era lo sterco di cavallo nelle nostre città, oggi sono le emissioni di gas serra. Ma stavolta c'è una differenza: non possiamo permetterci di aspettare che il mercato faccia tutto da solo.
Ci sono momenti della storia in cui il futuro sembra bloccato in un vicolo cieco. Immaginate di trovarvi a New York nel 1898. All’alba, l'aria è satura di un odore pungente di stalla. Nelle strade della città si accumulano ogni giorno 114 tonnellate di letame e milioni di litri di urina prodotti da circa 100mila cavalli, l'unico motore dell'economia dell'epoca. La situazione a Londra non è migliore. La pioggia trasforma le strade in paludi infette, i topi proliferano, la crisi sanitaria sembra irreversibile. Nel 1898 si tiene la prima conferenza internazionale di urbanistica proprio per trovare una soluzione a quella che l'economista Stephen Davies ha chiamato "The Great Horse-Manure Crisis". Risultato? I lavori vengono interrotti prima del tempo perché nessuno sa cosa fare. Sembra la fine.
Poi, la svolta. In appena quindici anni, grazie all'arrivo dei tram elettrici, del petrolio a basso costo e soprattutto della Model T di Henry Ford, i cavalli spariscono dalle metropoli. Nel 1912 a New York le auto superano i cavalli. Il sorpasso vero e proprio avviene in soli quattro anni dal debutto dell'auto di massa.
Perché fu così rapido? Perché per il singolo cittadino il vantaggio era immediato, visibile e misurabile. Mantenere un'auto costava meno di un cavallo, e togliersi il letame dalle scarpe e dai polmoni era un guadagno di salute che ognuno poteva toccare con mano ogni mattina.
Il nuovo "letame" è invisibile (ma distrugge il pianeta)
Oggi ci troviamo in una situazione terribilmente simile, ma infinitamente più complessa. Il motore a scoppio, che ci ha salvato dal letame, è diventato il nostro principale problema. I combustibili fossili hanno messo in ginocchio l'ecosistema del pianeta. Le interminabili e senza precedenti ondate di calore che abbiamo vissuto in questa drammatica estate del 2026 sono il segno evidente che il tempo è scaduto.
A questo si aggiunge la cronica fragilità geopolitica delle fonti fossili. I blocchi e le fortissime tensioni nello Stretto di Hormuz e a Bab el-Màndeb, scoppiati all'inizio di quest'anno, hanno dimostrato per l'ennesima volta che legare la nostra sopravvivenza al petrolio e al gas significa vivere costantemente sull'orlo del baratro. Quando una risorsa diventa troppo cara – in termini di soldi, di vite umane o di rischio geopolitico – l'ingegno umano deve cambiare strada.
Allora perché la transizione dalle fossili alle rinnovabili non sta avvenendo alla stessa velocità fulminea del passaggio dal cavallo all'auto?
La risposta sta nella natura stessa del problema. Il letame era un allarme olfattivo e visivo immediato, pagato da chi inquinava. L’anidride carbonica, invece, è invisibile. I suoi costi sono globali e dilazionati nel tempo: colpiscono l'intera umanità, ma spesso chi emette di più è chi ne subisce meno le conseguenze immediate.
Ed è qui che si inserisce il vero freno: il boicottaggio politico. Mentre nel 1898 nessuno si sognava di negare la presenza del letame sulle strade, oggi assistiamo a una frangia di decisori politici e lobby industriali che negano la gravità della crisi climatica, cancellando o rallentando anche le azioni e gli accordi già presi.
I numeri del futuro sono già qui: acceleriamo il passo!
Nonostante i tentativi di frenata, la transizione è un treno in corsa che nessuno può fermare. I dati parlano chiaro:
- La quota di eolico e solare sulla produzione elettrica globale è passata dall'1% del 2005 al 15% del 2024, puntando dritta al 17% stimato per quest'anno.
- Le rinnovabili nel loro complesso stanno per compiere lo storico sorpasso sul carbone come prima fonte di elettricità mondiale.
- Le stime indicano che entro il 2030 quasi la metà (il 45%) dell'energia elettrica globale arriverà da fonti pulite.
La tecnologia c'è, è matura ed è già oggi la scelta più economica e logica. Quello che manca è la volontà politica di pianificare una transizione equa, rapida e condivisa, che non lasci indietro nessuno. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare che le dinamiche di mercato risolvano l'emergenza con i loro tempi.
I cavalli, più di un secolo fa, ci hanno insegnato che cambiare è possibile e che la rapidità fa la differenza tra il collasso e il progresso. Oggi dobbiamo raccogliere quella lezione e liberare il mondo dal letame invisibile dei combustibili fossili. La transizione energetica non è un'opzione, è il nostro unico futuro possibile. E dobbiamo farla subito.

Commenti
Posta un commento