Dov'è l'assessore all'ambiente?
Ad Adria la gestione del verde pubblico ha ormai assunto i contorni di una farsa amministrativa, dove le motoseghe precedono il pensiero ecologico e dove la figura dell'Assessore all'Ambiente è diventata, nei fatti, un fantasma istituzionale privo di voce, visione e peso politico.
Basta sfogliare la rassegna stampa locale per rendersene conto: è sempre e solo il Sindaco a intestarsi annunci, sopralluoghi e decisioni operative, spiegando a mezzo stampa di voler «affidare a un agronomo il compito di valutare come ridurre le chiome più imponenti». Basta però leggere gli atti ufficiali del Comune per accorgersi che le parole usate sui giornali non trovano alcun riscontro nei fatti.
La Determina 774: la sentenza scritta prima della perizia
Prendiamo la Determina n. 774 del 12/05/2026 del Dipartimento Lavori Pubblici ed Ambiente. L'Amministrazione intende installare pannelli fotovoltaici sulla copertura di una palestra scolastica e rileva la presenza di 6 alberature ad alto fusto. L'incarico conferito al professionista non nasce per tutelare gli alberi o cercare soluzioni integrate, ma viene messo nero su bianco senza pudore: serve una valutazione tecnica «ai fini del loro abbattimento, nonché sull'eventuale interferenza delle stesse con la realizzazione e il corretto irraggiamento dell'impianto fotovoltaico».
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| Determina n. 774 del 12/05/2026 |
Il problema non è la sintassi burocratica, è la logica che rivela: la perizia non è chiamata a rispondere alla domanda "è necessario abbattere?", ma a "come giustifichiamo l'abbattimento già deciso?". È il paradosso della finta transizione ecologica: si tagliano alberi sani e maturi per far spazio a pannelli solari, trattando il patrimonio arboreo solo come un ostacolo di cantiere e trasformando le perizie specialistiche in una formalità per legittimare decisioni prese a monte, invece che come strumento tecnico per valutare alternative — riposizionamento dei pannelli, potatura mirata, soluzioni di ombreggiamento compatibili.
Corso Garibaldi: il conto di una "rigenerazione" fallita
Che questa amministrazione consideri gli alberi un intralcio e non un'infrastruttura verde fondamentale per il microclima e la salute dei cittadini lo dimostra la ferita ancora aperta di Corso Garibaldi.
Dopo aver raso al suolo i 62 pini storici in nome di una "rigenerazione urbana" calata dall'alto, qual è il bilancio a cantieri chiusi? Giovani alberature sostitutive abbandonate a se stesse, in gran parte già completamente secche o danneggiate alla base da manutenzioni scellerate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una distesa di cemento rovente, alberelli agonizzanti e la perdita irreversibile di ombra e servizi ecosistemici. Una disfatta gestionale che fotografa alla perfezione l'incapacità di pianificare il verde urbano oltre il tempo di un taglio di nastro o di uno scatto fotografico.
Quanto vale, in euro, un albero maturo abbattuto
C'è un aspetto che nel dibattito pubblico locale non emerge quasi mai, e che invece dovrebbe pesare in ogni decisione amministrativa: gli alberi non sono un costo di manutenzione, sono un'infrastruttura che produce un ritorno economico misurabile.
Da anni l'economia ambientale ha sviluppato metodologie per tradurre in euro i cosiddetti "servizi ecosistemici" forniti dagli alberi: assorbimento di CO₂, filtraggio di polveri sottili e inquinanti, gestione delle acque piovane, raffrescamento estivo con conseguente risparmio energetico, e persino l'aumento di valore degli immobili circostanti. Lo strumento più diffuso a livello internazionale è i-Tree, sviluppato dallo US Forest Service e oggi applicato anche in Europa, che permette di quantificare questi benefici incrociando dati dendrometrici (specie, età, altezza, diametro, stato di salute) con dati climatici e di qualità dell'aria.
Alcuni riferimenti utili per inquadrare la questione:
- Il rapporto benefici/costi è sempre positivo. La letteratura scientifica internazionale (studi basati su CTLA, STEM e i-Tree) converge su un dato: ogni euro investito nella cura del patrimonio arboreo urbano genera un ritorno compreso tra 1,3 e 3 euro di benefici collettivi. Tagliare un albero sano non fa risparmiare: distrugge valore pubblico già prodotto e futuro.
- Un albero maturo può valere, da solo, 100-200 euro l'anno di servizi ecosistemici (qualità dell'aria, sequestro di carbonio, regolazione idrica, risparmio energetico), secondo le stime più prudenti basate su modelli i-Tree Eco applicati a contesti urbani comparabili. Moltiplicato per i decenni di vita residua di un esemplare maturo, il valore complessivo si misura in migliaia di euro per pianta.
- Un albero maturo non è sostituibile con un albero giovane, né in tempi né in funzioni. Un esemplare adulto ha in media una chioma 10-15 volte più estesa di una nuova piantumazione, e diversi studi stimano che servano da 6 a 41 alberi giovani — in alcuni casi centinaia — per compensare, sul piano ecologico, la perdita di un singolo grande albero abbattuto. Nel frattempo, per 20-30 anni, quel servizio ecosistemico semplicemente non esiste più.
- Anche Legambiente, a livello nazionale, misura questo valore. L'Atlante delle Foreste realizzato da Legambiente con AzzeroCO2 e Compagnia delle Foreste ha stimato che le nuove aree verdi piantumate in Italia nel solo 2024 genereranno oltre 20,6 milioni di euro l'anno di servizi ecosistemici per tutta la vita degli impianti — spesso oltre 30 anni. Lo stesso approccio, applicato a Corso Garibaldi, permette di quantificare in termini economici (non solo simbolici) cosa la città ha perso il giorno in cui i 62 pini sono stati abbattuti, e continua a perdere ogni anno in cui i loro sostituti restano secchi o danneggiati invece che crescere.
Tradotto in termini amministrativi: ogni Determina che dispone un abbattimento dovrebbe essere accompagnata non solo dalla valutazione fitostatica dell'albero, ma da una stima del valore economico dei servizi ecosistemici che quell'albero fornisce — proprio come si valuta il costo di un'opera pubblica prima di autorizzarla. Il fatto che questo non avvenga mai, ad Adria, dice molto su quanto la componente ambientale sia considerata nelle decisioni.
Una domanda che resta senza risposta
Di fronte a questo scenario desolante — dove le alberature storiche vengono eradicate con disinvoltura, dove le nuove piantumazioni muoiono per incuria, dove le perizie vengono commissionate con la sentenza di abbattimento già scritta nelle premesse, dove la gestione del verde è ridotta a mero capitolo dei Lavori Pubblici — ci chiediamo: dov'è l'Assessorato all'Ambiente? Esiste un assessore con delega alla tutela del nostro territorio, o dobbiamo rassegnarci a considerare questa carica un semplice titolo decorativo? Qual è, di fatto, lo stato dell'ufficio ambiente?
Adria, e tante altri paesi polesani, hanno bisogno di una pianificazione scientifica del verde urbano, di cura del patrimonio esistente e di amministratori che sappiano difendere l'ambiente — anche nel suo valore economico, oltre che ecologico.


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