Accumulo energetico: la chiave per un'Italia davvero rinnovabile
L'autorizzazione del grande impianto BESS di Loreo segna un passo avanti importante. Ma cosa sono questi sistemi e perché ne abbiamo bisogno?
A Loreo, in provincia di Rovigo, il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha recentemente dato il via libera definitivo a un impianto di accumulo elettrochimico da 130 megawatt. Si tratta del progetto proposto dalla società EG Orchidea, il più grande tra i sette decreti direttoriali MASE che a marzo hanno autorizzato complessivamente 467 MW di nuovi sistemi di accumulo elettrochimico. Si chiama BESS — Battery Energy Storage System — e rappresenta uno dei progetti di stoccaggio energetico più significativi autorizzati in Italia negli ultimi anni. Una notizia che per noi di Legambiente merita attenzione e riflessione, perché tocca uno dei nodi centrali della transizione energetica del nostro Paese.
Cosa sono i sistemi di accumulo a batteria
Un impianto BESS è, nella sua essenza, una grande batteria collegata alla rete elettrica. Può assorbire energia quando ce n'è in eccesso — ad esempio nelle ore di pieno sole o di vento forte — e restituirla alla rete nei momenti in cui la domanda supera la disponibilità immediata. Tecnicamente, il sistema è composto da container che alloggiano celle al litio (nel caso di Loreo, tecnologia Litio Ferro Fosfato, tra le più stabili e sicure disponibili oggi), da inverter bidirezionali che convertono la corrente continua delle batterie in corrente alternata per la rete, e da sistemi digitali di controllo e monitoraggio in tempo reale.
Non si tratta di tecnologia futuristica: le batterie al litio sono ormai mature, affidabili e prodotte in scala industriale. Quello che è cambiato negli ultimi anni è la loro applicazione su scala di rete, cioè la possibilità di usare sistemi da decine o centinaia di megawatt per supportare l'intera infrastruttura elettrica nazionale.
Perché ne abbiamo bisogno, e perché adesso
Il sistema elettrico italiano sta attraversando una trasformazione profonda. La quota di energia prodotta da fonti rinnovabili — solare ed eolico in testa — cresce ogni anno. È una trasformazione necessaria e positiva, che Legambiente sostiene da decenni. Ma porta con sé una sfida tecnica che non possiamo ignorare: il sole non brilla sempre, il vento non soffia in modo costante, e la domanda di energia segue ritmi propri, spesso molto diversi da quelli della produzione rinnovabile.
Questa discontinuità crea squilibri sulla rete: a volte si produce più energia di quanta se ne consumi, a volte meno. Il risultato sono congestioni sulle linee di trasmissione, sprechi di energia rinnovabile "tagliata" per non sovraccaricare la rete, e la necessità di tenere in funzione centrali tradizionali come riserva. Un paradosso costoso, sia economicamente che dal punto di vista climatico.
I sistemi di accumulo sono la risposta più efficace a questo problema. Agiscono da cuscinetto intelligente tra produzione e consumo, assorbendo i picchi di generazione rinnovabile e rilasciando energia quando serve. In questo modo rendono le fonti rinnovabili più "programmabili", riducono le congestioni di rete e abbassano la necessità di ricorrere a centrali fossili per bilanciare il sistema.
Un'infrastruttura versatile, al servizio della rete
Uno degli aspetti più interessanti dei BESS è la loro versatilità. Lo stesso impianto può svolgere funzioni diverse: stabilizzare la frequenza della rete nei millisecondi successivi a un guasto improvviso, fornire riserva di bilanciamento per compensare variazioni rapide di produzione eolica, livellare i picchi di consumo serale quando i pannelli fotovoltaici smettono di produrre, o differire nel tempo costosi investimenti in nuovi elettrodotti. È un'infrastruttura che vale molto più del suo costo apparente, perché i benefici che genera — riduzione delle congestioni, minori sprechi di rinnovabile, maggiore resilienza del sistema — ricadono sull'intero sistema elettrico e quindi su tutti i cittadini in bolletta.
Non a caso, già nel 2012 il gestore della rete di trasmissione Terna aveva identificato nelle proprie analisi una capacità di accumulo minima di 240 megawatt necessaria per ridurre le congestioni nelle dorsali del Sud Italia, dove la concentrazione di impianti eolici e fotovoltaici è molto elevata. Da allora il parco rinnovabile è cresciuto enormemente, e la necessità di accumulo con esso.
Loreo: un esempio concreto di come funziona il processo
L'impianto autorizzato a Loreo offre una finestra concreta su come questi progetti prendono forma. L'iter avviato dalla società EG Orchidea ha coinvolto sedici tra ministeri, enti, soprintendenze, gestori di reti e autorità locali. Ognuno ha esaminato gli impatti di propria competenza: la sicurezza antincendio, la compatibilità paesaggistica, le interferenze con infrastrutture esistenti come gasdotti e ferrovie, le questioni idrauliche, la connessione tecnica alla rete di Terna. Il risultato è stato un parere favorevole complessivo.
Questo processo lungo e articolato è la garanzia che un'opera di questo tipo venga realizzata in modo sicuro e nel rispetto del territorio. Legambiente ritiene fondamentale che tale rigore non venga sacrificato in nome della velocità, ma anche che i tempi non diventino un ostacolo insormontabile alla transizione energetica. La semplificazione delle procedure deve significare chiarezza e certezza dei percorsi, non abbassamento degli standard di tutela.
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| Rendering di un sistema BESS |
La transizione non si fa senza stoccaggio
Guardando al futuro, l'Italia ha obiettivi ambiziosi di crescita delle rinnovabili. Raggiungerli senza investire in accumulo è tecnicamente impossibile: aggiungere gigawatt di solare ed eolico senza la capacità di stoccare e gestire quella produzione significa sprecare energia, sovraccaricare le reti e creare instabilità nel sistema. È come riempire un serbatoio senza rubinetti.
Per questo Legambiente chiede che lo sviluppo dei sistemi di accumulo sia trattato come una priorità strategica nazionale, con un quadro regolatorio stabile, incentivi mirati e una pianificazione coordinata tra gestori di rete, produttori di energia e istituzioni. Il caso di Loreo dimostra che il percorso è percorribile. Ora occorre che diventi sistematico, diffuso su tutto il territorio, capace di accompagnare ogni nuovo gigawatt rinnovabile con la capacità di stoccaggio che gli serve per esprimere tutto il suo valore.
La transizione energetica non è solo una questione di quanta energia rinnovabile installiamo. È anche — e soprattutto — una questione di come la gestiamo. L'accumulo è la risposta. Ed è già qui.

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