Fanghi da depurazione a Loreo: quando la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra
Tra il Piano di Sostenibilità di Acquevenete e il progetto di incenerimento nel Delta del Po, emerge una contradizione difficile da ignorare
Nessun riferimento politico. Solo una semplice osservazione:
c'è una mancanza di coerenza tra il dire e il fare che è difficile ignorare,
tanto più quando il "dire" è scritto nero su bianco in documenti
ufficiali di una società pubblica.
La questione, tutto sommato, è relativamente semplice: i
bilanci di Acquevenete e la sua visione strategica ufficiale offrono
un'immagine molto diversa rispetto a quella che emerge dalla narrativa
costruita attorno alla necessità di un impianto di incenerimento dei fanghi a
Loreo.
Il Piano di Sostenibilità: le parole sulla carta
Nel Piano di Sostenibilità 2024–2029, Acquevenete
declina la propria strategia attorno a quattro pilastri fondamentali:
attenzione alle risorse naturali e al cambiamento climatico, valorizzazione e
benessere delle persone, governance e catena di fornitura sostenibile,
trasformazione digitale e sviluppo tecnologico.
Il primo pilastro è quello più rilevante ai fini della
presente analisi. Tra i suoi impegni figura esplicitamente la valorizzazione
dei fanghi di depurazione e dei rifiuti prodotti, con l'obiettivo
dichiarato di recuperare o riutilizzare i fanghi di depurazione.
Un'economia circolare, insomma, che dovrebbe restituire valore a ciò che
altrimenti sarebbe un rifiuto.
Non meno significativo è il quinto impegno dello stesso
pilastro: monitorare le emissioni di gas serra allo scopo di ridurle,
ottimizzando i consumi energetici e aumentando l'uso di fonti rinnovabili.
L'obiettivo? La riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera.
Parole chiare, obiettivi lineari.
Degno di menzione anche il secondo pilastro, nella sua
quarta voce: instaurare un dialogo continuo e trasparente per accrescere la
fiducia nel servizio e coinvolgere gli stakeholder. L'obiettivo qui è la sensibilizzazione,
il confronto e il coinvolgimento di tutti gli stakeholder. Sulla carta,
l'immagine che emerge è quella di un'azienda pubblica aperta all'innovazione,
al dialogo e al rispetto dell'ambiente.
Il bilancio 2024: i numeri parlano
Passiamo ora ai numeri. Il bilancio di esercizio 2024 —
l'ultimo ad oggi disponibile — dedica una sezione dettagliata alla gestione dei
fanghi, definendola esplicitamente come un aspetto centrale nella strategia
operativa e di sostenibilità, fortemente orientata verso l'economia circolare.
Nel 2024, la produzione complessiva di fanghi biologici si è
attestata a 20.505 tonnellate, in diminuzione rispetto alle 21.464 del
2023. Il calo è attribuito a una gestione più efficiente delle linee fanghi e
all'efficientamento dei sistemi di disidratazione.
La destinazione di questi fanghi racconta una storia
coerente con la filosofia dichiarata: nel 2024, il 99% dei fanghi è stato
avviato a recupero, con zero conferimenti in discarica di rilievo (lo 0,8%,
pari a circa 164 tonnellate, ben sotto il limite del 3% fissato da ARERA e
dell'obiettivo interno dell'1,5% entro il 2029).
Le destinazioni concrete sono le seguenti. Il 70% dei fanghi (circa 14.350 tonnellate) è andato all'agricoltura come ammendante, spesso tramite impianti di compostaggio — un percorso circolare, che recupera materia. Il restante 30% (circa 6.150 tonnellate), non destinabile all'agricoltura per la presenza naturale di concentrazioni di arsenico nel suolo, è stato avviato a termovalorizzazione in impianti autorizzati, per il recupero di energia.
Sono stati anche effettuati investimenti tecnologici per
migliorare i processi: nel 2024 è stata completata la gara per la sostituzione
delle obsolete nastro-presse con più moderne presse a vite o centrifughe, in
impianti di diversi comuni. I risultati economici sono tangibili: i costi per
lo smaltimento dei fanghi sono passati da 4,6 milioni di euro nel 2023 a 4,09
milioni nel 2024, una diminuzione del 12,2%, con un risparmio di circa 500.000
euro nella filiera agricola.
Il nodo Loreo: dove la coerenza si incrina
Eppure, proprio in questo quadro così virtuoso, si inserisce
il progetto di Loreo. Green Sludge Solution srl ha presentato una richiesta di
VIA alla Regione Veneto per costruire un impianto di trattamento e
incenerimento dei fanghi nel comune di Loreo, nel cuore della Riserva di
Biosfera MAB UNESCO del Delta del Po, con una potenzialità di 60.000 tonnellate
annue.
Un numero che, per proporzione, è quasi il triplo
della produzione annuale totale di Acquevenete. Da dove verrebbero tutti questi
fanghi?
Ma la questione non è solo di scale. Il bilancio stesso
ammette che la gestione non corretta dei fanghi rappresenta un potenziale
impatto negativo rilevante, con rischi di contaminazione del suolo e delle
risorse idriche, e che per questa ragione vengono eseguiti monitoraggi
costanti, inclusi controlli sulla presenza di PFAS. Allora perché
scegliere, come soluzione, proprio l'incenerimento in un'area di straordinario
valore ecologico?
Il recupero del fosforo: promessa o chimera?
Nel bilancio si legge anche che, in collaborazione con il
consorzio Viveracqua, Acquevenete parteciperà a progetti per l'applicazione di
tecnologie innovative volte al recupero di energia e di materie prime preziose,
come il fosforo, dai fanghi di depurazione.
Un obiettivo nobile e strategicamente importante: il fosforo
è una materia prima critica per la UE, e il suo recupero dai fanghi rappresenta
uno dei cardini dell'economia circolare nel settore idrico.
Tuttavia, il progetto di Loreo non si allinea a questa promessa. L'energia recuperata dall'incineratore sarebbe sostanzialmente nulla. Le ceneri prodotte, che astrattamente conterrebbero fosforo, dovrebbero essere trasferite da qualche altra parte, dove — con tecnologie che ad oggi non sono ancora chiaramente definite — il fosforo potrebbe essere estratto. Il condizionale è d'obbligo.
Si chiede, quindi: in che modo un impianto di incenerimento
in Loreo rappresenta coerentemente l'applicazione di tecnologie innovative per
il recupero del fosforo di cui parla il bilancio? La risposta, per ora, non è
chiara.
I documenti ufficiali di Acquevenete dipingono un'azienda impegnata nell'economia circolare, nel recupero di materia, nella riduzione delle emissioni e nel dialogo con gli stakeholder. Il bilancio 2024 conferma che questa filosofia produce risultati concreti: il 99% dei fanghi recuperati, costi in diminuzione, tecnologie aggiornate.
Il progetto di Loreo sembra raccontare una storia diversa.
Una storia in cui il recupero cede il posto all'incenerimento, la sostenibilità
cede il posto alla capacità di smaltimento, e il dialogo con i cittadini e i
comuni del Delta — che si sono espressi all'unanimità contro il progetto —
sembra poco più che un adempimento formale.
La domanda resta aperta: chi ha deciso, e perché, che questa
sia la strada giusta?


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